Non separarli

Quella notte mi svegliò un suono che non avevo mai sentito nei box. Non era il solito guaito di un cane spaventato, né il raschiare di unghie sul cemento. Era qualcosa di più sottile, un lamento appena percettibile, come se un uccellino fosse rimasto intrappolato dietro la porta.

Erano le sei e un quarto del mattino, il 12 gennaio. Fuori, il vento di tramontana sbatteva contro le finestre del canile di Bergamo, e il termometro segnava meno quattro. Io avevo appena finito di scaldare l'acqua per le ciotole, ma quel suono mi fece dimenticare la caffettiera.

Mi infilai il giaccone foderato e percorsi il corridoio al buio. Al passaggio, urtai con il gomito una latta di pelati che tenevamo sul davanzale come vaso per un basilico morto da mesi. Cadde a terra con un clangore, ma non mi fermai.

Aprii la porta del box tre. Dentro, avvolta in una coperta militare, c'era Aria. La cagna che avevamo raccolto dieci giorni prima. E contro il suo ventre, minuscolo, cieco, con le zampette rosa, stava sdraiato un cucciolo.

— Oddio, Aria. Hai partorito.

Lei alzò appena il muso. Non ringhiò. Mi guardò con quegli occhi scuri che sembravano chiedere solo una cosa: non toglierglielo.

Chiamai Antonia, la responsabile. Arrivò con i capelli grigi sciolti, avvolta in uno scialle di lana. Quando vide il cucciolo, si fermò sulla soglia e si fece il segno della croce.

— Ma come è possibile? Il veterinario aveva detto che era troppo debole per portare avanti una gravidanza.

— Evidentemente si sbagliava.

Era nato Fiocco.

Dieci giorni prima, il 2 gennaio, avevamo ricevuto una telefonata da un autista dell'ATB. Aveva trovato una cagna distesa sul marciapiede della fermata di via Baioni, quasi congelata. Non aveva collare, solo una catenella arrugginita attorno al collo, senza targhetta. Quando siamo arrivate, era rannicchiata contro la pensilina, il pelo bagnato e pieno di neve sciolta. Non aveva la forza di alzarsi. L'abbiamo avvolta in un telo termico e portata al canile. Pesava undici chili e mezzo. Le costole si contavano a distanza.

Il veterinario le aveva fatto un'ecografia. Aveva detto: c'è qualcosa, ma non so se sopravviverà. Un parto in quelle condizioni sarebbe stato un miracolo. E invece…

Nei giorni successivi, Aria non si muoveva. Mangiava a stento, beveva solo se le mettevo la ciotola davanti al muso. Fiocco, invece, cresceva a vista d'occhio. Dopo tre giorni aveva già il pelo folto e una macchia bianca sul petto. Aria lo leccava in continuazione, lo spingeva verso di sé quando sentiva passi nel corridoio.

Io passavo lì ogni momento libero. Anche Antonia, che di solito brontolava per tutto, si sedeva su uno sgabello di plastica e restava a guardarli per dieci minuti buoni.

— Non l'avevo mai vista così protettiva, — disse una sera, mentre fuori nevicava fitto.

— Ha paura che glielo portino via, — risposi.

— E glielo porteranno. Lo sai. Un cucciolo è facile da dare via. Una madre adulta con un passato di strada no.

Fu lì che decisi: se qualcuno voleva Fiocco, doveva prendere anche lei.

Passammo due mesi a rispondere a telefonate. La foto di Fiocco era sul nostro sito e su una pagina Facebook. Le richieste arrivavano ogni giorno. Ma appena dicevo che era inseparabile dalla madre, c'era sempre la stessa pausa.

— Solo il cucciolo, no? — chiedeva una voce.

— No. O tutti e due o nessuno.

— Eh, ma due cani in appartamento…

— Allora mi dispiace.

Alla fine di febbraio, avevo quasi perso la speranza. Poi, il 3 marzo, un martedì, arrivò una famiglia. Padre, madre, bambina di dieci anni. Si chiamavano Conti. La bambina, Sofia, si inginocchiò subito davanti al box. Fiocco le corse incontro, le annusò le mani, poi cercò di slegarle i lacci delle scarpe da ginnastica. Aria stava dietro, a un metro, senza muoversi.

— Guarda, mamma, mi ha preso la stringa! — rise Sofia.

La signora Conti osservò Aria. — Lei sta sempre lì a controllare, vero?

— Non lo perde mai di vista. È una madre.

L'uomo si avvicinò alla recinzione e incrociò le braccia. — Noi avevamo pensato a un cane solo.

— Lo so. Ma non possiamo separarli. Lei è già stata abbandonata una volta. Se le togliamo anche il cucciolo, per lei è finita.

Nessuno parlò per un istante. Poi Sofia si alzò e guardò suo padre.

— Papà, lo sai che quando sono nata io, la mamma ha pianto per un'ora? Non perché era triste, ma perché aveva paura di non essere abbastanza. Forse anche lei ha paura di non essere abbastanza per lui.

Non so cosa gli passò per la mente. Ma guardò sua moglie. Lei fece un cenno col mento verso Aria.

— Va bene, — disse lui. — Prendiamo tutti e due.

Il giorno dell'adozione, Aria si bloccò davanti al portellone dell'auto. Era una station wagon grigia. Lei fissava il bagagliaio, il respiro accelerato. Forse ricordava un altro viaggio, un altro portellone, un'altra fermata sul ciglio di una strada.

Sofia si sedette sul sedile posteriore, chiamò Fiocco. Il cucciolo saltò dentro senza problemi. Poi lei guardò Aria.

— Vieni. Questa volta andiamo a casa.

Aria non si mosse per un tempo che sembrò lunghissimo. Poi, senza guardare indietro, salì. Si sdraiò accanto a Fiocco e appoggiò il muso contro il suo fianco.

Il signor Conti chiuse il portellone e mi diede la mano.

— Grazie. Non so se faremo bene.

— Farete bene.

Se ne andarono. Io rimasi sul piazzale a guardare l'auto allontanarsi verso la strada provinciale. Avevo le mani in tasca e una strana voglia di piangere, ma non lo feci.

Tre settimane dopo, il 24 marzo, ricevetti un messaggio dalla signora Conti. C'era una foto: Aria sdraiata su un tappeto davanti a un camino acceso, Fiocco a pancia in su con le zampe all'aria, e Sofia seduta tra loro che leggeva un libro. Sotto, la scritta: "Fiocco ha già distrutto una ciabatta. Aria ha imparato a salire sul divano. Mio marito dice che in casa i cani non ci devono stare, ma ogni sera li chiama per vedere la televisione."

Rimasi a guardare quella foto per un minuto intero. Poi andai al computer del canile. Aprii il file "Adozioni 2024". Scorsi l'elenco fino alla riga 17. C'era scritto: "Aria, meticcia, 3 anni, codice 248/BG, stato: in attesa." Selezionai la cella e cancellai "in attesa". Digitai: "Adottata con il cucciolo Fiocco, 3 marzo 2024." Poi andai nella colonna dei costi. Il sistema indicava che per Aria e Fiocco il canile spendeva 190 euro al mese tra cibo, veterinario e riscaldamento. Spostai quel totale su un'altra voce: "Ammortamento spese per nuovi ingressi."

Salvai. Il computer chiese: "Vuoi confermare le modifiche?" Cliccai "Sì".

Poi presi il vecchio collare arrugginito che avevamo tolto ad Aria il primo giorno. Era ancora nel cassetto delle cose smarrite. Lo guardai per qualche secondo. Lo gettai nel cestino di plastica sotto la scrivania.

Fuori, il sole di marzo stava sciogliendo l'ultima neve.

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