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Il tonfo della pentola sul marmo della cucina rimbombò più del solito. Erano le otto di sera di un venerdì

Quel martedì avevo un appuntamento alle cinque e mezzo da «Fili d’Oro», il salone nuovo di via Garibaldi

La musica era troppo alta, come se nessuno volesse sentire il rumore delle cose non dette. Io stavo appoggiata

La saracinesca era bloccata di nuovo. Da ventun anni tiravo giù quella maledetta serranda alle sei di

Partirono le manette prima ancora che Alessandro finisse di scendere le scale. Livia le guardò chiudersi

L’ultimo giorno di pioggia prima della primavera, a Bologna, l’acqua batteva contro le finestre del mio

Quarantadue anni. Non quaranta: quarantadue. Lucrezia li contava di nascosto, la sera, quando Oreste

Antonella era ferma davanti al cancello, con una mano appoggiata al pilastro di pietra. Guardava sparire

Lavoro al mercato di Testaccio da undici anni. Banco cinque, formaggi. Vado orgoglioso del mio pecorino

Li ho visti quando il ragazzo ha spinto la carrozzina fino alla panchina davanti al chiosco.










