Faccio il portiere in un residence a Bellaria, sul mare, da sedici anni. Ne ho viste di famiglie arrivare a luglio con l'aria da vacanza e ripartire ad agosto con la faccia di chi ha litigato tutta la notte. Ma la storia della signora Adele e di suo nipote Filippo me la ricordo bene, perché è finita proprio davanti alla mia guardiola, con le valigie ancora aperte sul marciapiede e il taxi che aspettava col motore acceso.
Loro venivano ogni estate, appartamento 12, quello con la veranda sul retro dove la signora Adele stendeva il bucato anche se c'era la lavanderia automatica al pianterreno — diceva che i lenzuoli asciugati al sole di romagna profumano diversamente, e su questo un po' le davo ragione. Vedova da undici anni, aveva cresciuto Filippo praticamente da sola dopo che il figlio, il padre del ragazzo, era morto in un incidente sulla A14. La casa dove abitava, due piani a Cesena, gliel'aveva intestata suo marito prima di andarsene, e lei l'aveva sempre detto chiaro: un giorno sarà tua, Filippo, ma finché respiro le decisioni le prendo io.
Quest'anno Filippo è arrivato con la fidanzata nuova, una certa Sabrina, capelli tinti di un biondo che il sole ha reso quasi verde per il cloro della piscina condominiale. Lei non l'avevo mai vista prima, e in tre giorni ha chiesto al bar della hall se accettavano bancomat per pagare un aperitivo da quattro euro, tanto per farvi capire il tipo.
La sera del quarto giorno ero di turno fino a mezzanotte, avevo la finestra della guardiola aperta perché faceva caldo, quel caldo umido che si attacca alla pelle anche di notte. E ho sentito tutto, senza volerlo, perché parlavano forte sul terrazzino sopra di me, credendo che a quell'ora non ci fosse nessuno in giro.
Sabrina diceva a Filippo che la casa di Cesena era troppo grande per una vecchia sola, che sarebbe stato più sensato "sistemare le cose per tempo", che conosceva un notaio a Rimini bravo e discreto. Filippo all'inizio si schermiva, poi ha detto una frase che mi è rimasta incollata addosso: "Tanto prima o poi è mia, che differenza fa se lo facciamo scrivere adesso invece che dopo."
Il giorno dopo, all'ora di pranzo, Filippo ha portato la nonna a fare due passi sul lungomare, verso il molo dove i pescatori vendono le vongole ancora vive nei secchi. E lì, tra una passeggiata e un caffè al chiosco, ha tirato fuori il discorso: meglio donare la casa adesso, così si evitano le tasse di successione più avanti, così Sabrina non deve preoccuparsi di niente se un domani si sposano, così lui può finalmente sentirsi "sistemato" agli occhi di tutti.
La signora Adele non ha detto una parola per tutto il pomeriggio. L'ho vista rientrare verso le sei, con le infradito ancora piene di sabbia, e si è fermata cinque minuti alla mia guardiola a chiedermi se sapevo il numero di un tassista di fiducia per il giorno dopo. Aveva la voce ferma, non tremava per niente, e questo mi ha colpito più di ogni lacrima che avrei potuto aspettarmi.
La mattina dopo è partita da sola, con una valigia piccola, mentre Filippo e Sabrina dormivano ancora. Ha lasciato un biglietto alla reception per suo nipote, chiuso in una busta, e mi ha chiesto di consegnarglielo io stesso quando fosse sceso.
Filippo è sceso verso le undici, in infradito e senza maglietta, chiedendomi se avevo visto sua nonna. Gli ho dato la busta. L'ho visto aprirla lì, davanti al bancone, con Sabrina che gli respirava sul collo per leggere anche lei.
Dentro c'era solo una fotocopia: l'appuntamento dal notaio Bianchini di Cesena, fissato per il lunedì successivo, con scritto a penna in fondo "vengo a intestare la casa — ma non a te". E una seconda riga, più piccola: "L'ho donata alla Caritas di Cesena, che assiste gli anziani soli. Tu e Sabrina avete già deciso cosa sarebbe stato mio, prima ancora che lo decidessi io."
Filippo è rimasto in piedi col foglio in mano per un tempo che a me è sembrato lunghissimo. Poi ha chiesto se poteva usare il telefono della hall, perché il suo non prendeva campo. Ha chiamato sua nonna tre volte. Non ha risposto nessuna.
Io sono tornato al mio registro delle presenze, agli ombrelloni da assegnare, alle chiavi da consegnare al 14 che arrivava nel pomeriggio. Ma quella busta vuota, buttata sul bancone della reception, con la fotocopia dell'appuntamento dal notaio ancora spiegazzata sopra, gliel'ho lasciata lì tutto il giorno. Nessuno dei due l'ha più toccata.







