La promessa davanti al mare

La promessa davanti al mare

Quando Bianca scese dal treno a Monopoli, il sole era già alto e il vento portava il profumo del mare fino alla stazione. Andrea le prese la valigia, ma lei gliela sfilò dalle mani con un sorriso che negli ultimi mesi aveva visto troppo di rado.

— Per una volta lascia che sia io a trascinare qualcosa, visto che tu vuoi portare anche i miei pensieri — disse ridendo. — Siamo venuti qui per vivere, non per contare i giorni.

Andrea abbassò gli occhi. Da quando l’oncologo aveva pronunciato quella diagnosi terribile, ogni sua giornata era diventata una lunga attesa della paura successiva. Aveva imparato a sorridere davanti a Bianca, ma appena lei si voltava sentiva il cuore stringersi come in una morsa.

Tre settimane prima erano seduti nello studio del medico. Le pareti bianche, il rumore dell’aria condizionata e il ticchettio dell’orologio erano gli unici suoni che Andrea ricordasse davvero.

— Gli esami non sono incoraggianti — aveva detto il professore con voce calma. — Dobbiamo prepararci a un percorso molto difficile.

Andrea aveva smesso di ascoltare tutto il resto. Bianca invece aveva continuato a fare domande, aveva preso appunti e aveva persino ringraziato il medico prima di uscire. Solo una volta rientrati a casa si era seduta sul pavimento della cucina, stringendo tra le mani una tazza ormai fredda.

— Non voglio che tutti mi guardino con gli occhi della compassione — aveva sussurrato. — Prima di qualsiasi altra cosa voglio vedere ancora il mare.

Non era un desiderio nato all’improvviso. Per oltre trent’anni avevano rimandato quella vacanza perfetta, sempre convinti che ci sarebbe stato tempo più avanti. Prima il mutuo, poi il negozio di fiori aperto insieme, poi i sacrifici per far studiare le figlie, poi i nipoti. Ogni estate dicevano: “L’anno prossimo.”

Quell’anno dopo sembrava non dover arrivare mai.

La loro storia era iniziata in un liceo di Perugia. Andrea era un ragazzo silenzioso che passava gli intervalli a disegnare edifici sul retro dei quaderni. Bianca invece partecipava a ogni spettacolo scolastico e parlava con tutti.

Si incontrarono davvero durante un temporale. Lui la vide sotto la pensilina dell’autobus senza ombrello e le offrì metà del suo. Arrivarono entrambi completamente bagnati, ma lei scoppiò a ridere.

— Se questa è la tua idea di galanteria, promette bene.

Da quel giorno non smisero più di cercarsi.

L’università li portò in città diverse. Andrea studiava architettura a Firenze, Bianca frequentava lettere a Bologna. Per quattro anni si scrissero lettere lunghissime, piene di sogni, fotografie e piccoli disegni.

Quando finalmente si sposarono non avevano quasi nulla. Una cucina minuscola, un divano regalato dagli zii e una Fiat vecchissima che si fermava a ogni salita. Eppure nessuno dei due si sentiva povero.

Gli anni, però, cambiarono il ritmo della loro vita.

Il negozio cresceva, gli ordini aumentavano, arrivavano matrimoni, eventi, feste. Bianca passava ore in piedi a preparare composizioni floreali, Andrea consegnava bouquet anche la domenica.

A volte rientravano a casa così stanchi da addormentarsi senza nemmeno cenare.

Le discussioni iniziarono per sciocchezze.

— Vivi solo per il lavoro — gli disse una sera Bianca.

— E tu pensi che i conti si paghino da soli? — rispose lui alzando la voce.

Le parole diventarono più dure di quanto entrambi volessero.

Una notte Andrea uscì di casa sbattendo la porta.

Quando tornò all’alba trovò Bianca seduta sul pavimento del soggiorno con l’album del matrimonio aperto sulle ginocchia.

— Se dobbiamo perderci, preferisco farlo dopo aver provato davvero a ritrovarci.

Quella frase cambiò tutto.

Da allora decisero che ogni venerdì sera sarebbe appartenuto soltanto a loro. Cellulari spenti, negozio chiuso, nessun cliente, nessuna consegna. Bastava una pizza, una passeggiata o un film sul divano per ricordarsi perché si erano scelti tanti anni prima.

Le figlie crebbero, si sposarono e lasciarono casa. Il silenzio sembrò enorme.

Per non sentirlo, Andrea e Bianca lavorarono ancora di più.

Fu durante una mattina qualunque che tutto cambiò.

Bianca stava preparando una composizione per un matrimonio quando lasciò cadere le forbici. Cercò di rialzarle, ma il pavimento le venne incontro all’improvviso.

Andrea arrivò di corsa dal laboratorio.

— Bianca! Guardami! Mi senti?

Lei riaprì gli occhi pochi secondi dopo.

— Sarà solo stanchezza…

Ma non lo era.

Dopo visite, analisi e controlli arrivò quella diagnosi che sembrava aver spento ogni progetto.

Eppure Bianca rifiutò di trascorrere i giorni successivi chiusa in casa.

A Monopoli camminava sul lungomare come una bambina. Assaggiava ogni gelato, fotografava ogni barca colorata, parlava con pescatori e turisti come se li conoscesse da sempre.

Andrea la osservava in silenzio.

Ogni risata di lei gli faceva bene e male nello stesso momento.

Una mattina entrarono in acqua molto presto.

Il mare era quasi immobile.

Bianca nuotò lentamente fino a raggiungerlo.

— Ancora quella faccia… — disse sfiorandogli il viso con la mano bagnata. — Sei qui con me, ma continui a guardarmi come se stessi già andando via.

Andrea abbassò lo sguardo.

— Ho paura.

— Anch’io. Ma non permettere alla paura di rubarci il tempo che abbiamo.

Lui cercò di rispondere, ma la voce non uscì.

Bianca gli prese entrambe le mani.

— Andrea… ascoltami bene. Io sono ancora viva. Promettimi che non inizierai a piangere la mia assenza mentre sono ancora qui accanto a te. Promettimi che smetterai di salutarmi prima del tempo.

Andrea rimase immobile, incapace di trovare le parole, mentre le onde si infrangevano leggere intorno a loro e il sole iniziava a riflettersi sull’acqua come migliaia di piccole luci.

Andrea rimase a fissare gli occhi di Bianca, incapace di rispondere subito. Per settimane aveva cercato di essere forte, ma dentro di sé aveva già costruito un mondo senza di lei, convinto che prepararsi al dolore lo avrebbe reso meno insopportabile.

Alla fine annuì lentamente.

— Te lo prometto. Da questo momento vivrò ogni giorno insieme a te, non insieme alla mia paura.

Bianca sorrise e gli accarezzò il volto.

— È questo che volevo sentire. Non possiamo decidere quanto durerà la nostra strada, ma possiamo scegliere come percorrerla.

Da quel giorno Andrea smise di controllarle continuamente il respiro durante la notte e di osservarla come se ogni sorriso fosse l’ultimo. Non fu facile, perché la paura tornava ogni volta che Bianca si fermava qualche secondo in più del solito o chiudeva gli occhi per riposare, ma ogni volta si ricordava quella promessa fatta tra le onde.

Le loro giornate cambiarono completamente.

Si alzavano all’alba per vedere il sole uscire dal mare. Facevano colazione in un piccolo bar dove il proprietario ormai li chiamava per nome. Passeggiavano senza una meta precisa tra i vicoli bianchi, assaggiavano piatti che non avevano mai provato e la sera ascoltavano un vecchio violinista che suonava nella piazzetta del porto.

Una sera Bianca trascinò Andrea in mezzo alla gente.

— Balliamo.

— Con tutta questa gente?

— Proprio con tutta questa gente.

Lui rise.

— Non ricordo più nemmeno i passi.

— Nemmeno io. E allora inventiamoli.

Ballarono fino a quando le gambe iniziarono a stancarsi. Alcuni turisti applaudirono, altri sorridendo si unirono a loro. Per la prima volta dopo tanto tempo Andrea vide Bianca ridere senza ombre negli occhi.

Qualche giorno più tardi lei si fermò sul balcone della pensione mentre il tramonto colorava il mare di arancione.

— Sai una cosa? — disse piano. — Se davvero dovessi andarmene, non avrò rimpianti. Ho amato, sono stata amata, ho visto crescere le nostre figlie e adesso sto vivendo il viaggio che aspettavo da una vita.

Andrea le prese subito la mano.

— Basta parlare di andartene. Voglio ancora discutere con te su quale fiore piantare in giardino, voglio vederti insegnare ai nostri nipoti come preparare i tuoi dolci, voglio invecchiare con te.

Lei non rispose.

Appoggiò semplicemente la testa sulla sua spalla mentre il sole scompariva dietro l’orizzonte.

Rientrati a casa, il nuovo specialista chiese di ripetere tutti gli esami prima di iniziare qualsiasi terapia definitiva.

Andrea trascorse quei giorni nell’angoscia.

Temeva che il responso sarebbe stato persino peggiore del precedente.

Quando entrarono nello studio, il medico osservò a lungo le immagini della risonanza senza parlare. Poi chiamò un collega, confrontò alcuni referti e tornò a sedersi davanti a loro.

— C’è qualcosa che non coincide con la diagnosi iniziale.

Andrea sentì il cuore fermarsi.

Il medico continuò.

— Abbiamo ripetuto ogni accertamento. La lesione si è ridotta in maniera importante e soprattutto non presenta più le caratteristiche della malattia che vi era stata comunicata. Abbiamo eseguito ulteriori analisi e il risultato è chiaro: non siamo davanti a ciò che temevamo.

Per alcuni secondi nessuno disse una parola.

Bianca fu la prima a rompere il silenzio.

— Vuol dire… che posso guarire?

Il medico sorrise.

— Vuol dire che avete davanti una possibilità concreta. Servirà una terapia mirata e controlli regolari, ma la situazione è completamente diversa da quella che vi era stata prospettata.

Andrea scoppiò a piangere.

Non cercò nemmeno di trattenersi.

Abbracciò Bianca così forte che lei scoppiò a ridere tra le lacrime.

— Piano… mi stai stritolando.

— Scusami… è che pensavo di averti già persa.

Lei gli asciugò il viso.

— E invece sono ancora qui.

Le cure durarono diversi mesi.

Ci furono giornate difficili, stanchezza, controlli continui e momenti di sconforto, ma ogni visita portava notizie migliori della precedente.

Quando finalmente le figlie scoprirono tutto, rimasero prima senza parole e poi si arrabbiarono.

— Perché non ci avete detto niente?

Bianca le abbracciò entrambe.

— Perché volevo regalarvi ancora qualche settimana di serenità. Adesso però basta segreti.

Da quel momento la casa tornò a riempirsi di vita.

Le nipotine correvano tra il giardino e il laboratorio di fiori, Andrea preparava il pranzo della domenica mentre Bianca dava consigli alle ragazze su come sistemare le piante del terrazzo.

Una mattina lui trovò, in fondo a un cassetto, la cartellina con la prima diagnosi.

La guardò a lungo.

Poi la richiuse senza rabbia.

Aveva capito che non era stato il mare a compiere un miracolo e nemmeno il destino a cambiare improvvisamente idea. Erano stati i nuovi accertamenti, la determinazione di Bianca nel non arrendersi e la decisione di cercare un secondo parere a restituire loro una speranza concreta.

L’estate seguente tornarono nello stesso luogo.

La pensione era identica, il proprietario li riconobbe subito e sorrise.

All’alba scesero ancora una volta sulla spiaggia.

Andrea entrò in acqua senza esitazione.

Bianca lo guardò divertita.

— Stavolta non sei rimasto sulla riva.

— No. Ho perso troppo tempo ad avere paura del domani.

Le prese la mano.

Camminarono insieme nell’acqua calma, mentre il sole nasceva lentamente sul mare.

Andrea capì che la promessa fatta quel mattino non era servita soltanto a salvare il loro amore.

Aveva salvato anche lui, ricordandogli che il modo migliore di affrontare il futuro non è vivere nel timore di perderlo, ma avere il coraggio di amare completamente ogni giorno che la vita ci dona.

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